domenica 4 agosto 2013

Storia di una magliaia


Carpi, anni 50 esplode nel primo dopo guerra quel fantastico e fervente periodo che arriva fino agli anni 90,  il bum della maglieria che ne fà di questa tranquilla cittadina emiliana la capitale italiana, della maglieria stessa. Quale opportunità per una madre di famiglia poter lavorare a domicilio riuscire a guadagnare qualcosa tra le mura domestiche, mentre i figli crescono sotto l'occhio vigile della mamma che con la sua macchina da maglieria detta in modenese (machina da maiera) comperata a rate può contribuire all'economia familiare, racconta una anziana magliaia: abitavo in campagna a 20 km da Carpì 2 volte alla settimana ed a volte anche 3 mi recavo con la bicicletta a Carpì nei maglifici a procurarmi il lavoro, (all'ora  c'erano donne dette incettatrici che distribuivano e ritiravano il lavoro, all' epoca i filati non erano in rocche come oggi ma in matasse, ogni magliaia doveva dipanare il filato per poi lavorarlo a macchina,   ci era fornito in pacchi da 5 Kg. Si doveva riconsegnare le maglie finite con lo stesso peso del filato consegnato , a volte era necessario assicurarsi che il filato fosse asciutto,  capitava che fosse uscito dalla tintoria da pochissimo tempo quindi ancora umido il peso alla fine non combaciava ed erano guai. Una  volta mi vennero trattenuti,dei soldi per questo motivo.
Alcuni maglifici invece erano piu flessibili e ogni tanto se avanzava qualche matassa oppure erano  molto aggrovigliate  ci venivano regalate per confezionare  qualcosa per i nostri bimbi.
Una volta arrivata a casa si dipanava la matassa con l'arcolaio, il mulinello avendo tra le mani  la paraffina, riuscivo  a smacchinare fino a 10 maglie tutte calate in un giorno si sperava che  filasse tutto liscio, a volte
succedeva che si rompesse il filo durante la smacchinatura, a quel punto il lavora cadeva, quindi non riuscivo a smacchinare le dieci maglie prefissate, provavo dispiacere quando succedeva essendomi prefissata come obiettivo il pagamento della macchina stessa in un anno.( obiettivo raggiunto )
Pagata la prima macchina ero soddisfatta. poi le macchine negli anni diventarono 3 il dipanatore non più a mano ma elettrico le matasse furono sostituite dai filati in rocca, le macchine si motorizzarono e la mia bicicletta fu sostituita da una Fiat 500, andavo a Carpi mi sembrava di essere una Signora. cosi da un angolo della cucina della mia vecchia casa di campagna sono passata ad un piccolo laboratorio  la magliaia è stato il mio lavoro per 45 anni oggi sono in pensione ma quando metto le mani su una macchina da maglieria mi sento viva e sono felice mi è sempre piaciuto il mio mestiere, non mi è mai pesato lo svolgevo e lo svolgo tuttora con passione.

Questa testimonianza mi è stata raccontata da una Signora, mia Amica ma è la storia di tante donne,mi sembra di vedere  mentre vanno a Carpì in bicicletta con i fagotti delle maglie appesi al manubrio allontanarsi e sparire nella nebbia, la nebbia dei ricordi.
Federico

La Signora si chiama Isa.

9 commenti:

  1. Grazie Vanda Isa sarà contenta e lo sono anche io.

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  2. Federico, grazie per aver raccontato la storia della signora Isa. Mi sono un po' emozionata e
    mi sono tornati in mente tanti ricordi.
    Io facevo i compiti nella stanza dove mia madre tricottava con la sua Coppo. Alle volte dovevo guastare per lei, dei pezzi caduti per un nodo, (nonostante il segnanodi) o dovevo controllare il dipanatore (anche lui elettrico): che non si riempisse troppo il fuso o quando si rompeva il filo....Quanto lavoro per mia madre, ma ricordo anche la soddisfazione che provava quando, una volta fatto il campione e poi i calcoli, le misure della prima maglia erano precise.
    L'uomo che le portava il lavoro era gentile e ritirato il numero di maglie richieste, se avanzavano delle matasse, gliele lasciava e con queste lei faceva dei capi per noi della sua famiglia, proprio come faceva la signora Isa.
    Grazie per avermi fatto fare un tuffo nel passato.
    Ciao a te e auguri alla signora Isa.
    Marisa ♥


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    1. Grazie Marisa ho scritto questa storia e Vanda la pubblicata e so che appartiene a tanti che anno comuni questi ricordi! Un saluto affettuoso Federico

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  3. La dolcezza che suscita questo racconto è immensa...la forza e la sensibilità di tante donne come quella che racconti e sembra di vederle lavorare alle macchine...grazie per questi momenti che mi hai regalato.
    Ti seguirò.
    Gabriella

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  4. Grazie Gabriella sono contento che ti sia piaciuta questa testimonianza!Federico.

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  5. E una bellissima storia quanti sacrifici dovevano fare in quei anni ma creare un capo di maglieria e semore una grande soddisfazione , buona serata Maria

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  6. Certo sono soddisfazioni all'ora come adesso.ciao Maria sei sempre gentile a commentare i miei lavori grazie un grosso saluto Federico

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  8. Che bella storia...emozionante, grazie di averla condivisa. :-)

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